3. Lo Stato totalitario

Il fascismo aveva necessità della presenza delle masse. Ad esse fu assegnato un ruolo sostanzialmente passivo: le loro tradizionali organizzazioni rappresentative e rivendicative, i Sindacati e le Commissioni interne, vennero cancellati e sostituiti dai Sindacati fascisti. A questi ultimi il Patto di Palazzo Vidoni (2 ottobre 1925), stipulato con le organizzazioni padronali, riconobbe la rappresentanza esclusiva dei lavoratori. La loro azione si fondava sulla rinuncia allo sciopero e sulla collaborazione tra capitale e lavoro. Il riconoscimento legale del sindacato unico, la creazione della Magistratura del lavoro e il divieto dello sciopero e della serrata nel 1926 sanzionarono tale stato di fatto. La forza dei sindacati fascisti, riuniti nella Confederazione nazionale delle Corporazioni sindacali, parve tuttavia eccessiva nel quadro degli equilibri di potere che Mussolini andava realizzando; nel 1928 la Confederazione venne sciolta con un forte ridimensionamento delle organizzazioni che la costituivano. Ai sindacati fascisti si impose però, nel corso della crisi economica italiana degli anni Venti, la necessità di farsi portavoce e difensori di masse operaie e contadine colpite dalle decurtazioni salariali; ma questa fu una battaglia persa, anche se tentata (con qualche timidezza), perché industriali e ceti proprietari delle campagne si opposero a ogni richiesta di miglioramenti.

 

Il ruolo e la funzione dei sindacati venivano concepiti nel quadro di un ordinamento corporativo, governato dal