7. Gli alleati infidi

L’Italia fascista e la Germania nazista, pur alleate, ebbero una storia di rapporti tutt’altro che semplici in cui si mescolarono la spregiudicatezza di Hitler e il rancore di Mussolini. Sul piano ideologico i due regimi condividevano certamente il modello del totalitarismo, ma ciascuno di essi poneva in rilievo alcuni elementi che lo distinguevano dall’altro. In Italia i fascisti sottolineavano come il fascismo ponesse fortemente l’accento sulla centralità dello Stato e della sua autorità, mentre il nazismo fondava la propria dottrina su elementi legati alla comunità, al popolo e alla razza, che trovavano la sintesi nel culto del Führer. Sul piano politico le due nazioni condividevano poche tradizioni: erede del militarismo degli junker il Terzo Reich aspirava a liberarsi dell’umiliante eredità della sconfitta del 1918; mentre l’Italia fascista rivendicava come mito fondante proprio la vittoria nella Prima Guerra Mondiale. Anche gli obiettivi di espansione economica non andavano d’accordo. L’Italia aveva contato di assumere un ruolo determinante nei Balcani anche attraverso la penetrazione economica, ma a partire dal 1936 era stata scalzata dall’iniziativa tedesca.
Tatticamente il Führer si era mostrato più scaltro di Mussolini: nelle more della politica dell’appeasement sviluppata da Francia e Inghilterra nell’ultimo scorcio degli anni ’30, la Germania si era assicurata via libera per l’annessione dei Sudeti, prologo allo smembramento della Cecoslovacchia, attuato nel marzo 1939 con l’occupazione della Boemia e della Moravia. La mossa tedesca fu compiuta senza avvisarne l’Italia proprio mentre le due potenze erano impegnate in colloqui per la definizione formale dell’alleanza, poi ampliata al Giappone. L’occupazione tedesca delle due regioni europee orientali provocò la rivalsa di Mussolini che diede il via all’occupazione dell’Albania. Un ulteriore motivo di frizione fu rappresentato anche dal problema delle minoranze tedesche nel Tirolo meridionale (battezzato Alto Adige dopo la conquista, alla fine della Prima Guerra Mondiale). La questione altoatesina fu risolta con un accordo (1939) che prevedeva per i sudtirolesi la possibilità di scegliere se restare in Italia o trasferirsi in paesi dell’area tedesca, dove Hitler si impegnava ad accoglierli.

 

 

 

 

 

 

 

Tensioni quindi ricorrenti e accordi di dubbio valore: al punto che, meno di quattro mesi dopo la stipula del cosiddetto Patto d’Acciaio, l’Asse Roma-Berlino siglato a Berlino il 22 maggio 1939, sottoscritto dall’Italia con l’esplicita riserva che la guerra non sarebbe scoppiata prima del 1942-1943 al fine di completare la propria preparazione militare, Hitler decise l’invasione della Polonia, aprendo il Secondo conflitto mondiale. Sorpreso ancora una volta dalla spregiudicata iniziativa nazista, ma posto di fronte al fatto compiuto, a Mussolini non restò altro che la scappatoia di dichiarare la non belligeranza italiana.

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